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Ventiquattro ore senza colf, badanti, manovali. Non è uno scenario da fantasociologia ma il primo sciopero degli immigrati in Italia. Un'iniziativa portata avanti da un comitato promotore composto da sole donne, di fedi, colore e paesi diversi. Il movimento che si è dato il nome "Primo marzo 2010 una giornata senza di noi" è nato spontaneamente su Facebook e non si appoggia a nessun patrocinatore politico. Ora sta crescendo sempre di più in concomitanza con l?iniziativa analoga francese "La journée sans immigrés ? 24h sans nous" (La giornata senza immigrati ? ventiquattro ore senza di noi). Alla presentazione ufficiale tenuta il 17 gennaio 2010, allo Spazio Tadini, a due passi da piazzale Loreto c?è stata una grande affluenza: dagli immigrati che rappresentavano semplicemente se stessi, a semplici curiosi, passando per numerosi rappresentanti di comitati nazionali e internazionali che erano lì in nome dei diritti fondamentali dell?immigrato. Diritti come il lavoro e non lo sfruttamento sistematico. Diritti che garantiscano la non discriminazione. D?altronde, alcuni punti del manifesto del gruppo sono inequivocabili. «Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavora duramente e svolge funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell?Italia di oggi» è uno dei passi più sentiti del documento programmatico. Ma non solo il nostro Paese e la Francia si sono attivati con comitati nati e cresciuti di numero grazie al tam tam di Facebook. Anche la Spagna e la Grecia si stanno attivando. E la loro adesione alla mobilitazione del primo marzo ormai appare certa. I modi di rivendicazione, comunque, non consisteranno solo in scioperi ma anche, qualora quest?ultima possibilità non sarà possibile, in un'astensione dai consumi: i sindacati nazionali che aderiscono all'iniziativa ancora non hanno espresso su queste due alternative un pieno assenso. Il comitato organizzatore sottolinea, comunque, che non si precluderà nessun strumento. Sempre, beninteso, nel «rispetto della legalità e della non violenza».
Jacopo D'Andrea